ON SEX

introduzione alla personale di Saverio Corti, a cura di Moreno Gentili

 

Mario Mieli non amava le mezze misure, o tutto o niente. La sua ricerca condotta tra il chiaro e lo scuro dell’omosessualità era impregnata di coraggio, anche sfrontato, e di una metodologia visionaria capace di rivelare anche verità scomode, inopportune, ma necessarie. Questioni come l’intolleranza all’omosessualità, la repressione gay, gli psico-nazisti, il tabù omosessuale, l’oscurantismo ecclesiastico, sono elementi di analisi contenuti nel suo libro Elementi di critica omosessuale 1 scritto in forma di ribellione assoluta, senza compromessi. La sua stessa vita, condotta tra impegno politico, trasgressione e travestimenti, somiglia più a quella di un artista che a quella di uno studioso di tendenze da un punto di vista antropologico e sociale. Il merito di questa figura, e di questo libro, è stato quello di avere messo le cose in chiaro già negli anni ’70. Una posizione moderna dal punto di vista dell’impegno pubblico, unitamente a quella di Pier Paolo Pasolini, Sandro Penna e altri, che in termini simbolici, ha strappato all’Italia una confessione che potremmo definire come una presa di coscienza collettiva sui temi dell’omosessualità.

Queste immagini di Saverio Corti, o meglio questa ricerca, sembra seguire la medesima impostazione di fondo. Si, prima di parlare delle sue immagini, è necessaria qualche ammissione e magari chiedersi anche se l’omosessualità, grazie anche all’impegno di figure come quelle citate, non sia più un tabù in questo paese. E non è semplice ammettere che, per la verità, non bisognerebbe nemmeno parlarne né stigmatizzarne i contenuti di fondo. Un tema ormai così diffuso dovrebbe anzi essere una esperienza di vita sociale assolutamente trasparente, invisibile, perfettamente “normale”. Ma è così o non è così? Possono bastare affermazioni di figure modaiole nel jet set internazionale, o successi politici quali quello di Nichi Vendola in Puglia, per parlare di “normalità”? Io dico di no, così come dicono di no queste immagini di Saverio Corti. E bisogna che ancora una volta lo si discuta con una certa chiarezza. Questioni come i matrimoni gay, le coppie di fatto, le adozioni di coppia, la libertà di discussione in termini ecclesiastici, sono ancora aperte e irrisolte. E non sono questioni di poco conto. Bene: Saverio Corti sembra ricordarcelo una volta di più e, a quanto sembra, mai di troppo.

On sex è una presa di posizione, forse inconsapevole, prima che una ricerca in chiave artistica, che potrebbe prendere ispirazione dal verso kennediano “sono un berlinese”, per definire un concetto contemporaneo quale potrebbe essere “siamo tutti omosessuali”. Con i dovuti distinguo storici e superato il rimando provocatorio, la domanda da porsi è se ancora oggi sia necessario acquisire una ulteriore presa di coscienza alla luce delle questioni sociali e civili, nonché religiose, ancora aperte in Italia e nel mondo? E che lo si voglia o meno, le immagini di Saverio Corti sono inflessibili, costanti e battono dove il dente duole.

E, giusto per porre altre domande, le immagini di On Sex violano un’idea di pudore collettivo tutt’ora imperante in buona parte della società civile? Stridono per forma di esibizionismo sessuale? Suggeriscono emozioni e sensazioni moralmente disturbanti? Ma, se così fosse, vorrebbe dire che la strada aperta da Mieli e da altri, tanto in Italia quanto nel mondo, è ancora lunga da percorrere. Vorrebbe anche dire che Saverio Corti ha colto un momento favorevole per riaprire una discussione proprio in un momento in cui una parte della società civile sembra oggi accettare ogni cosa senza il minimo turbamento. Bisogna infatti pensare che le sue immagini sembrano condurre chi le osserva in una poesia corporea dove si rappresenta quell’elemento di fondo che è l’amore. Non deve infatti sfuggire ai fruitori che le due figure si stanno amando e non stanno facendo sesso. E questo fa la differenza anche in chiave artistica. E’ infatti la differenza che passa dalla messa in scena di una performance creativa alla documentazione realistica di un gesto vero, autentico.

On sex potrebbe suonare come un omaggio alla “Body art” che negli anni’60, guarda caso, inventa una relazione con il corpo altrettanto forte/disturbante ma sincera, autenticamente reale tanto in termini emozionali quanto oggettivi. Un desiderio di uscire dalla normalità convulsa, ma accettata passivamente in anni dove imperava un boom economico che rendeva tutti fieri e ciechi insieme. In questo caso, a proposito di performance, un pensiero corre a Gina Pane e a quella sua autenticità che non esitava a ferire il corpo per affermare -più che recitare- una poetica di rabbia per lo stato delle cose. “Le accuse sanguinanti”, le chiama Teresa Macrì ne Il corpo post-organico 2 con una affermazione che la dice lunga riguardo al desiderio dell’artista di emettere oltre che una forma di impegno creativo ed estetico, qualcosa di più personale, profondo, confessabile e inconfessabile insieme.

Prendiamone atto.

Moreno Gentili

 

1 Mario Mieli, Elementi di critica omosessuale, Einaudi 1977

2 Teresa Macrì, Il corpo post-organico, Costa & Nolan, 1994

"ON SEX" (Milano, 2005)