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"The floor is a mirror" (Berlino, luglio 2014)

the floor is a mirror

Berlino è una città vanitosa; esige di essere guardata ed ammirata per imponenza, spazi, strutture e colori. Muri, baracche, porte, cassonetti, sassi compresi subiscono il fascino discreto della decorazione, che non è mai violenta o tacciabile di cattivo gusto, anche nelle sue accezioni più estreme.

 

Berlino è anche una città complessa dal punto di vista architettonico e non solo: la luce modifica il paesaggio di continuo, come fosse un quarta dimensione spazio-temporale, sempre cangiante e modificante.

 

Non da ultimo la città deve fare i conti con un passato glorioso e scomodo assieme ed un futuro ottimistico ma sospeso, nel quale coesistono ordine prestabilito e necessità di ribellione, benessere ed innegabile disagio. Queste contraddizioni sono risconrabili per chiunque viva in questa città, sia nel breve che nel lungo periodo, ed addirittura palesate con un certo orgoglio ed irrazionale ostentazione. L'oblio e l'inconsapevolezza sono infatti quanto di più lontani dal "mood" che si respira qui a Berlino.

 

In questo scenario così articolato sembra impossibile trovare una chiave di lettura univoca della città, anche nella rappresentazione in immagini e quindi impossibile un lavoro fotografico coerente o esaustivo, se non rischiosamente dispersivo o, al contrario, troppo di parte.

 

Mi trovavo nei pressi dell'east side gallery e volevo riprendere lo stadio dell' “O2 WORLD” al crepuscolo. Non avendo con me il cavalletto ho provato a fotografare l'edificio appoggiando la macchina a terra, nonostante dovessi fisicamente immergerle la camera in una pozzanghera d'acqua, questo per ragioni tecniche legate alla corretta distanza dal soggetto. Ho scattato quella foto nella totale incoscienza di quello che avrei ottenuto. Tornato a casa ho visto l'immagine e ho scoperto che la pozza d'acqua si era tramutata, a mia insaputa, in uno specchio nel quale la costruzione si era raddoppiata perfettamente, creando una sorta di doppia visione del paesaggio in grado di trascende il dato reale.

 

Da quel giorno ho deciso che tutte le pozzanghere d'acqua sarebbero diventate il punto di vista privilegiato, ma non certo l'unico, per rappresentare Berlino. Come non averci pensato prima? Lo specchio, il doppio è ciò che più si confa a questa città anche dal punto di vista concettuale: il richiamo va appunto alla innegabile vanità di Berlino, al continuo ed incessante riflettersi addosso, al mostrarsi senza il minimo pudore anche nelle pieghe più scomode ed indicibili.

 

Tutto è chiaro ormai ed esige una “nuova” interpretazione della realtà, un diverso paradigma, una rivoluzione dello sguardo: il muro stesso che separava e separa idealmente est ed ovest non è più il divisore che ossessiona la memoria collettiva, ma una semplice linea immaginaria di una città dalla doppia anima, dalla doppia architettura, e dalla doppia identità, ma in fondo sempre e perennemente uguale a se stessa.

 

Il doppio, lo specchio: tutto porta alle immagini che continuo a cogliere, giorno dopo giorno, ora dopo ora, temporale dopo temporale.

 

Saverio Corti

(Berlino, estate  2014)